Sono uscita di casa, di mattina. Tre settimane fa.

batmanMolti anni fa, ai gloriosi tempi di Splinder, avevo un blog. Lo aggiornavo costantemente e avevo un discreto numero di dialoghi tra i commenti.
Da un giorno all’altro smisi di scriverci, non so ancora oggi il perché. Ma tant’è. In un momento, sparii. Puf.
Ormai quelle pagine non esistono più, dal momento che Splinder, il grande e glorioso, è affondato qualche stagione fa.

La domanda, se mai potesse sorgere, sarebbe spontanea: perché son di nuovo a scrivere su una piattaforma (ancora più grande e gloriosa del defunto splinder)?

La storia non è breve, purtroppo.

È una catena di eventi, iniziata esattamente tre settimane fa.
Domenica 26 gennaio, come ogni giorno, mi sono alzata all’alba e sono uscita di casa di corsa, per andare dalla mia quadrupede (identificabile come un cavallo).
Non è accaduto nulla di particolare, nulla di diverso dal solito, fino alle 9 e 35, quando la creatura mi ha sbalzata in aria fermandosi, costringendomi ad atterrare nel piccolo spazio creatosi tra il muro e il suo corpo. Mi sono involontariamente ripiegata su me stessa, all’altezza delle anche, sbattendo violentemente prima sulla parete e poi per terra.
Ho sentito crac. Ma un crac brutto davvero, a metà della schiena. Non riuscivo a respirare, non riuscivo a stare sdraiata, né a sollevarmi, non potevo piangere, nulla. Poi ho urlato; un grido pulito, estraneo. E ho chiesto, per la prima volta nella vita (e di male, nella vita, me ne sono fatta tanto), un’ambulanza.
Quei poveri santi ragazzi dell’ambulanza non capivano come potermi sollevare senza spostare o me o il muro, ma dopo minuti interminabili sono stata issata su una tavola spinale poggiata su una barella.
Ancor prima di arrivare all’ambulanza mi è stato sparato in vena un delizioso antidolorifico a cui ho voluto molto bene, col cuore.
Gli infermieri mi hanno tagliato i vestiti, chiedendomi prima il permesso e poi scusandosi, come se mi stessero facendo un torto. Mi hanno tagliato tutto ciò che avevo indosso, compresa una maglietta dal valore e significato pressoché sacro (un’altra storia non breve per il futuro, ma per renderle onore potete ammirarne la stampa nell’immagine qui sopra).
Nel freddo glaciale del Pronto Soccorso, vestita solo di un leggero lenzuolo, sono stata infilata in TAC e in risonanza che hanno rivelato una brutta frattura di una vertebra dorsale, che ha avuto almeno la grazia di rompersi di netto, lasciando in pace il mio povero midollo.
Dopo cinque infiniti giorni sdraiata sulla schiena, senza cuscini e senza potermi muovere, imbottita di antidolorifici e cortisone, mi hanno operata per mettermi un po’ di viti e placche; il giusto indispensabile per stabilizzare la situazione.
Il venerdì mi han fatta alzare, in compagnia del mio ormai inseparabile corsetto ortopedico.

Dal giorno dell’incidente, per due settimane abbondanti, ho avuto dolori che non saprei, davvero, come poter descrivere.
Sono stata immobile per giorni infiniti, senza alcun passatempo. A oggi ho un’autonomia al di fuori del letto di un paio d’ore.
Sono uscita di casa una mattina di tre settimane fa e, ancora, non vi sono tornata.

Eppure, tutto questo, non riesco a classificarlo tra gli eventi terribili che mi son capitati. Certo, non che mi abbia fatto piacere, ma non c’è nulla di diverso che farei tornando indietro. Mi sono risvegliata da un torpore durato molto tempo; ho progetti dalle trame intricate e fitte, elaborate mentre guardavo il soffitto, tutti quei soffitti.
Verosimilmente la maggior parte di quei programmi verranno accantonati ben presto, ma l’uscita dal torpore la sento come definitiva, o, almeno, a lungo termine, talmente a lungo termine da necessitare una sorta di diario di viaggio.

Eccomi qui. A scrivere. Di nuovo.
E se qualcuno vorrà tenermi compagnia, di tanto in tanto, ne sarò molto felice.

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17 pensieri su “Sono uscita di casa, di mattina. Tre settimane fa.

  1. E tutto questo può essere un nuovo inizio… e io ti faccio compagnia ben volentieri. Spero che tu stia presto meglio.

  2. Curiosa del tuo commento da Elasti ho seguito le tracce e sono arrivata…
    Intanto spero che ti riprenda bene!
    Poi ti dirò, anche io all’inizio dell’avventura blog ero pena di “amici” e commenti.
    Poi ho capito che gli amici erano un’illusione echissà i commenti..
    Adesso scrivo poco e passo di rado sia da me che da quegli che mi pare siano amici reali xchè si interessano ancora a me…
    Se non ti spiace, passo anche qui… poco, purtroppo.

    • Grazie mille 🙂
      Non sono mai stata una fan dell’amicizia virtuale: credo nella compagnia virtuale, nella conoscenza che porta a scambiarsi saluti, opinioni e dialoghi. L’amicizia è un’altra cosa, ma certo non mi precludo alcuna via…
      Sarà un piacere avere la tua compagnia, quando vorrai 🙂

    • Ti ringrazio molto! Ho dato un’occhiata (velocissima, per ora, purtroppo) al tuo blog e promette molto bene, passerò di sicuro ad approfondire 😉

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