Da Murakami al pesce Bob, ovvero, come sopravvivere all’immobilità

downloadQualche settimana fa, raggiunto il grado 7.8 della scala decimale di rilassatezza che va dal panda gigante sornione al lemure caffeinomane, tutto ciò che desideravo era poter avere il tempo di dormire quelle 76 ore di seguito per potermi ricaricare e ripartire.

Come sappiamo (e per chi non lo sapesse, basta dare un occhio qui), il destino ha voluto che una sorta di vacanza me la prendessi forzatamente. Ora, potremmo pensare che, nella disgrazia, tutto ciò rappresenti una meravigliosa occasione per riposarsi, rilassarsi e dedicarsi ai propri passatempi preferiti.

Ecco, no.

Lo stato attuale non mi permette di stare seduta o in piedi per più di un massimo di due ore. Bevo solo da bottiglie da mezzo litro perché non posso sollevare pesi maggiori. Non vivo a casa mia (son tornata da mammà e papà) per problemi di autosufficienza, perciò non ho le mie cose con me. Cioè, ne ho, ma poche. Pochissime.

In questa situazione c’è un nemico solo a cui far fronte (e no, non è il dolore, a quello ci pensa uno stupendo antidolorifico a base di codeina): la noia. Si tratta di un essere più spaventoso di quel che sembra, che ti avvinghia e non ti molla più, che si diverte a lanciare l’ottimismo, faticosamente conquistato, dalla finestra e che ti getta nello sconforto prima e nell’apatia poi.
Che fare?

IPOTESI 1 – Divertirsi con gli amici che vengono a trovarti

Un’idea deliziosa. Attuabile anche stando sdraiati.
Certo, non si può fare nulla di straordinariamente entusiasmante, ma il tempo trascorre piacevolmente ed è già un gran passo avanti.
MA.
Dovete sapere che, generalmente, quando si è in ospedale vi sarà un flusso di persone in visita considerevole. Molte o alcune di quelle persone saranno assolutamente fuori luogo, ma verranno, oh se verranno.
Io ho avuto visite continue nei giorni di dolori più atroci. Mi sono venuti a trovare mentre ero sdraiata immobile su una vertebra fratturata da giorni; mi sono venuti a trovare il giorno dopo un intervento in cui mi hanno infilato viti e placche nella colonna vertebrale.
Poi son tornata a casa. E improvvisamente… Puf.
Come se fossi guarita.
Ovviamente dobbiamo fare le dovute eccezioni, ma parlando in generale si è creato il deserto, pare “per paura di disturbare” (cit.).

Quindi no, non fate affidamento sull’ipotesi numero uno.

IPOTESI 2 – Leggere

Ho sempre fatto affidamento sui libri. Più che sulle persone.
Ho sempre letto tanto, senza mai stancarmi; la lettura, in questi giorni si prospettava come l’opzione più desiderabile, come la soluzione definitiva.
Devo dire che i libri han fatto la loro parte. Un unico problema: non posso reggere pesi molto elevati, perciò il primo libro che mi è capitato fra le mani nella breve incursione a casa mia, si è rivelato impossibile da reggere con le sue 787 pagine.
In compenso mi sto facendo una cultura su Murakami, che in passato avevo solo sfiorato con Dance, dance, dance.
Al momento ho concluso Norwegian woodLa ragazza dello Sputnik (il primo parecchio bello, il secondo una mezza delusione) e sono immersa in Kafka sulla spiaggia.
Ho, finalmente, anche letto Il grande Gatsby, che mi aspettava da un po’, prima di poter vedere il film con Di Caprio. Ne sono uscita con un’immensa voglia di Charleston e champagne, anche se tutta quest’atmosfera luccicante e rumorosa è un quieto sfondo al racconto. Ebbravo Francis.

Pensavo che avrei letto la maggior parte delle ore delle mie giornate, ma così non è. La posizione in cui poter leggere dei libri non è la più comoda e le mie braccia raggiungono presto la consistenza di gelatina dolorosa e perciò capisco, spesso, che è ora di virare su qualche altro ammazza-tempo.

In sintesi, l’ipotesi due si rivela più che valida, ma servono alternative.

IPOTESI 3 – Guardare serie TV

Ho una passione spasmodica per le serie tv e le sit-com, rigorosamente in lingua originale. Mi piace poter entrare nelle vite di personaggi per un tempo relativamente lungo, conoscere profondamente le loro personalità e gli sviluppi del loro destino: questo un film lo permette in modo decisamente più ridotto. Mi piace il cinema, ma non lo definirei una mia passione, anzi.

Insomma, ho iniziato la mia immobilità casalinga mettendomi alla pari con le serie che avevo trascurato per tristissima mancanza di tempo non dovuta al divertimento (White Collar, 2 Broke Girls, HIMYM, Criminal Minds e qualcun’altra).
Al termine, dopo pochi, pochissimi giorni, mi sono trovata al punto di partenza.
Ho preso quindi la decisione che rimandavo da molto: Breaking Bad, il nostro momento era arrivato.
Avevo, in passato, visto le prime due puntate, ma non vi avevo trovato nulla di entusiasmante. Ma se mezzo mondo l’ha trovata una delle migliori serie di tutti i tempi, un motivo ci dovrà pur essere, no? E allora mi ci sono messa d’impegno.
Al momento sono circa a poco meno di metà della quarta stagione, e posso affermare che sì, ha un suo perché, anche nel saper far affiorare interrogativi particolari. Tipo: ma un Walter White qualunque del mondo, saprebbe diventare un abile riciclatore di denaro? Potrebbero farla più facile di quel che è, probabilmente, ma certo la mia coscienza non mi permetterà mai di scoprirlo: mi sento quasi in colpa per la cifra che la sanità pubblica ha destinato alle mie cure, non mi ci vedo a evadere le tasse o a far soldi illegalmente.
Non scoprirò mai se è facile riciclare denaro. Morirò col dubbio.

Comunque, l’ipotesi tre si rivela un’ottima alleata della precedente. Anche in caso di malessere, offre un’ottima compagnia di sottofondo, rispetto al silenzio.

IPOTESI 4 – Esplorare il web

Sono da sempre una grande fan della Rete, fin dal giorno in cui, in casa mia, nonostante le rimostranze di mio padre, fu installato un giallissimo modem all’avanguardia 56K.
A volte (poche, giuro) mi capita di vagare per il Web, scoprendo notizie e immagini che mi fan sogghignare sotto i baffi (una delle mie ultime scoperte è lamebook.com, non me ne vogliate).
In questi giorni, però, le mie ricerche si estendono a svariati ambiti, che superano l’intrattenimento e le curiosità e vanno a spaziare nell’universo.
Ecco come ho conosciuto alcune nozioni necessarie alla vita (ve ne risparmio centinaia, sappiatelo):

  • Hanno rinvenuto un arrosto di 3000 anni fa, nella tomba di Tjuiu e Yuya. Chissà il profumo.
  • Un calciatore che qualche anno fa aveva contribuito ad ottenere un terzo posto ai mondiali, si è dato al pattinaggio artistico su ghiaccio, sfiorando la qualificazione olimpica per Sochi. Non mi chiedete di più, non so nulla di calcio e so ancor meno di pattinaggio, però l’ho letto davvero.
  • Un uomo in Iran non si lava da SESSANTA anni, e, dato che è un eremita, è tanto contento così.
  • Il pesce Bob, anche chiamato Blobfish o Psychrolutes Marcidus: è il pesce, e probabilmente l’animale, più brutto del mondo, poverino. Però a me piace, ha un suo fascino bonaccione e credo fermamente che dovrebbe essere molto più famoso il caro vecchio Bob.

Insomma, l’ipotesi 4 va ad aiutare a creare un tris di passatempi decenti in situazioni di immobilità, ma, e questo è un appello che faccio anche e soprattutto a me stessa, bisogna necessariamente porsi dei filtri e dei limiti. Credetemi, certe cose non si vorrebbero sapere, ma, si sa, la curiosità è una droga.

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