La volta che addentai il mio primo onigiri

IMG_2704_blogLa mia forzata inedia non mi permette ancora di avere pillole di vita nuove e sfavillanti da poter riportare in questo spazio. (Ma manca poco, gente, manca poco!)
Giorni fa, però, l’amicaW., di nazionalità giapponese, ma ormai più italiana di tanti italiani che conosco (e in senso positivo, grazie al cielo), mi comunicò che voleva venirmi a trovare.
L’amicaW. la conobbi per lavoro: è una formidabile interprete che guida magistralmente gruppi universitari giapponesi nel mio luogo di lavoro e che guidò magistralmente noi in terra nipponica (evitandoci parecchie figure).
Partita dall’Italia con noi, in direzione Aeroporto di Osaka, l’amicaW. mi iniziò alla vera cucina giapponese – in confronto, i nostrani all you can eat pieni di roll al salmone e philadelphia, sono l’equivalente di una carbonara britannica a base di panna e funghi –, già mentre sorvolavamo le terre siberiane.
Per tutto il volo (11 ore e 50, il giusto tempo per entrare e uscire dal circolo polare artico) le giapponesissime hostess avevano messo a disposizione di noi passeggeri – di cui circa un 50% composto da amanti dell’all you can eat, businessmen occidentali e la nazionale maschile canadese di pallavolo diretta alle semi-finali della FIVB World League – innumerevoli vassoi di curiosi triangolini verdi confezionati.
La rivelazione arrivò ben presto, nella penombra dell’aereo: si trattava di onigiri al salmone.
La mia reazione, da esperta decennale di all you can eat, fu: “Oni-che?”.

Dai nostri pranzi al sacco d’infanzia fino ai pranzi (indegni di questo nome) superluminali dell’età adulta, siamo stati abituati a panini, tramezzini, pizzette.
I giapponesi no.
E allora come si farà a sopperire ai pranzi fuori in mancanza (o in alternativa) di ricche bento box home made?
Ecco che arrivano gli onigiri, venduti in qualsiasi supermercato/baretto con un numero di varianti non identificato.

Si tratta di spessi triangolini di riso, che vengono riempiti al centro dalla qualunque (salmone, tonno, tonno e maionese, alghe, qualcosa di piccantissimo e via dicendo) per poi essere avvolti in alghe asciutte dal colore verde brillante e cangiante.
Ora, nel caso in cui i suddetti vengano preparati a casa, le alghe saranno confezionate a parte (se fossero messe a contatto del riso perderebbero la croccantezza); gli onigiri acquistati, invece, sono confezionati con un involucro studiato dai più infidi ingegneri mai esistiti. Per agevolare gli adepti, le confezioni sono disseminate di numeri per indicare l’ordine con cui compiere le azioni di apertura.
Inutile dire che i primi 5-6-7 onigiri verranno completamente spatasciati dall’apertura, ma vi giuro che col tempo si acquisisce dimestichezza.
Certo, con un buon insegnante è più facile.
Ero in piedi, in una delle zone divisorie degli aerei intercontinentali, entusiasta della mia nuova conquista culinaria. Una signora sulla sessantina, mentre con concentrazione cercavo di aprire uno dei deliziosi snack, mi guardava con disappunto. Alla fine della mia impresa, tutta soddisfatta della conquista, vedo la signora avvicinarsi e, diligentemente, inizia a mostrarmi passo passo come fare.
Come essere smontati in un nanosecondo.

Comunque, visto che siamo fra noi, vi rivelo la ricetta di un onigiri tipo (tramandatami dall’amicaW.): il segreto sta tutto nella cottura del riso.

Per 2-3 onigiri:
180 cc di riso Sant’Andrea, 200 cc di acqua

1) lavare il riso e scolarlo

2) mettere il riso in una pentola, aggiungere l’acqua e lasciare in ammollo per 20-30 minuti col coperchio chiuso

3) accendere a fuoco alto

4) appena l’acqua arriva ad ebollizione abbassare il fuoco al minimo

5) lasciare cuocere (sempre a fuoco basso) per 12-13 minuti senza mai aprire il coperchio

6) passati 12- 13 minuti alzare il fuoco al massimo per 20 secondi e poi spegnere

7) senza togliere il coperchio lasciare riposare per 20 minuti

8) salare il riso e formare delle palle con le mani per poi plasmarle a triangolo

9) scavare un piccolo buco al centro del riso e inserire gli ingredienti scelti per il ripieno

10) tagliare il foglio di alga Nori a strisce in grado di contenere l’onigiri

11) servire a temperatura ambiente, ma conservare in frigorifero avvolti in pellicola trasparente

foto-5

A questa breve e, onestamente, un po’ sconnessa incursione nel mondo giapponese vi saranno seguiti (meno sconnessi).
Nel frattempo vado a far merenda, dato che l’amicaW. mi ha riempito di onigiri preparati dalle sue manine.

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2 pensieri su “La volta che addentai il mio primo onigiri

  1. Questa e’ una ricetta preziosa…. Spesso andiamo al ristorante orientale, e sempre ordiniamo i roll, che come principio hanno riso ed in mezzo tutto quello che vuoi… Sono solo cilindri e non triangoli! Grazie!

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