(Ri)tornare. Per un momento.

fuoriAttenzione: post più autoreferenziale e insulso del solito.

Sono nata e cresciuta a Milano.
Ho vissuto una vita intera circondata dalla città, dai suoi odori, dai suoi profumi, dal suo scintillio notturno.
Per quanto possa sembrare scontato, sono una fervida sostenitrice dell’aperitivo (milanesemente inteso) e del vagare nei quartieri più vitali assorbendo allegria ed energia dalla musica che esce dai locali.
Nonostante questo, forse per assecondare una sorta di sociofobia che mi allontana dai luoghi piccoli e sovraffollati, non ho mai, e dico mai, nemmeno pensato di andare al Fuorisalone.

Mai.

E qui, come presentito, arriva il ‘ma’. D’altronde, si sa, sono una fucina di genialità continua.

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L’idiozia estinguerà l’umanità in 10, 9, 8…

20140405-143044.jpgGuardo i fusilli di riso e mais che aspettano di tuffarsi nell’acqua e il sugo che borbotta per arrivare ad acquistare una consistenza dignitosa – seppur ben lontana da quella che mia nonna sapeva ottenere, ma, insomma, ci si arrangia. Nell’attesa mi metto d’impegno su questo spazio bianco. A scanso di equivoci, l’impegno non è riferito allo scrivere necessariamente qualcosa che qualcuno leggerà. Non vivo il dovere del blog, ancora. L’impegno deriva da una veloce occhiata all’elenco di post scritti, pubblicati o meno. Ecco, il numero delle bozze incompiute ha raggiunto un numero di gran lunga superiore al limite che mi separa da scarabocchi in libertà su un diario di Hello Kitty chiuso da lucchetto. È ora di riprendere in mano la situazione, insomma. La mia vita quotidiana non mi è stata e non mi è ancora molto d’aiuto nel rifornimento di materiale che, almeno io, possa trovare interessante e che non si limiti al diario di bordo dei miei dolori, perché, amici miei, siamo a un passo dall’autocommiserazione e non va bene. Per nessuno.

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Da Murakami al pesce Bob, ovvero, come sopravvivere all’immobilità

downloadQualche settimana fa, raggiunto il grado 7.8 della scala decimale di rilassatezza che va dal panda gigante sornione al lemure caffeinomane, tutto ciò che desideravo era poter avere il tempo di dormire quelle 76 ore di seguito per potermi ricaricare e ripartire.

Come sappiamo (e per chi non lo sapesse, basta dare un occhio qui), il destino ha voluto che una sorta di vacanza me la prendessi forzatamente. Ora, potremmo pensare che, nella disgrazia, tutto ciò rappresenti una meravigliosa occasione per riposarsi, rilassarsi e dedicarsi ai propri passatempi preferiti.

Ecco, no. Continua a leggere