L’idiozia estinguerà l’umanità in 10, 9, 8…

20140405-143044.jpgGuardo i fusilli di riso e mais che aspettano di tuffarsi nell’acqua e il sugo che borbotta per arrivare ad acquistare una consistenza dignitosa – seppur ben lontana da quella che mia nonna sapeva ottenere, ma, insomma, ci si arrangia. Nell’attesa mi metto d’impegno su questo spazio bianco. A scanso di equivoci, l’impegno non è riferito allo scrivere necessariamente qualcosa che qualcuno leggerà. Non vivo il dovere del blog, ancora. L’impegno deriva da una veloce occhiata all’elenco di post scritti, pubblicati o meno. Ecco, il numero delle bozze incompiute ha raggiunto un numero di gran lunga superiore al limite che mi separa da scarabocchi in libertà su un diario di Hello Kitty chiuso da lucchetto. È ora di riprendere in mano la situazione, insomma. La mia vita quotidiana non mi è stata e non mi è ancora molto d’aiuto nel rifornimento di materiale che, almeno io, possa trovare interessante e che non si limiti al diario di bordo dei miei dolori, perché, amici miei, siamo a un passo dall’autocommiserazione e non va bene. Per nessuno.

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Svezzamenti over 25

foto-minion-dave-en-gru-2,-mi-villano-favorito-807Stamattina mi sono svegliata sgargiante (per citare l’infermiera rock’n’roll mentre descriveva la mia camminata a 4 giorni dall’intervento).

Mi son preparata allegra, mi sono seduta in macchina fiduciosa, ho aspettato millenni per pagare il ticket prima e per la visita dopo canticchiando.

Il dottore nichilista ha guardato lastre, fatto misurazioni, tastato ferite.
Dopo un lapidario “Potevano metterle un po’ meglio ‘ste viti” che mi ha fatto perdere 95 anni di vita, ha stabilito che, sì, va tutto bene, senza dimenticarci che la situazione potrebbe pur sempre precipitare da un momento all’altro senza preavviso, e che posso iniziare lo “svezzamento” (cit.) dal mio amico corsetto C-35.

Sono uscita ancora più sgargiante e sono andata a lavorare.
La mia fiducia nei confronti del mio corpo, che reputavo un buono e fidato amico, mi ha fatto abbandonare il corsetto per un po’ di tempo. Forse un po’ troppo.

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Epifanie

ImageA una decina di giorni dall’uscita dall’ospedale, con la benedizione dei neurochirurghi, mia zia mi tolse delicatamente il cerotto a protezione della ferita, con uno strappo che manco la ceretta all’inguine.
Facendomi due conti (evidentemente senza l’oste), mi ero preparata a un’incisione di circa 6 o 7 centimetri.
No. Non sono sei. Non sono dieci.
Sono diciassette. Di-cias-set-te. Misurati.
Per molti giorni ho inconsciamente e erroneamente maturato astio verso una cicatrice che reputavo esagerata.

Fino ad oggi. Continua a leggere

Sono uscita di casa, di mattina. Tre settimane fa.

batmanMolti anni fa, ai gloriosi tempi di Splinder, avevo un blog. Lo aggiornavo costantemente e avevo un discreto numero di dialoghi tra i commenti.
Da un giorno all’altro smisi di scriverci, non so ancora oggi il perché. Ma tant’è. In un momento, sparii. Puf.
Ormai quelle pagine non esistono più, dal momento che Splinder, il grande e glorioso, è affondato qualche stagione fa.

La domanda, se mai potesse sorgere, sarebbe spontanea: perché son di nuovo a scrivere su una piattaforma (ancora più grande e gloriosa del defunto splinder)?

La storia non è breve, purtroppo.

È una catena di eventi, iniziata esattamente tre settimane fa. Continua a leggere

A fresh new start

gutsLa notte del 31 dicembre avevo i gomiti  appoggiati al parapetto del London Bridge; gli occhi al cielo, a guardare il cielo illuminato dai fuochi d’artificio.

A mezzanotte in punto ho tirato un sospiro di sollievo. Il 2013 era finalmente arrivato al suo termine, con tutti i suoi giorni bui, le sue brutte persone e qualche spiraglio di luce.

Ho iniziato questo 2014 con i migliori propositi, con le migliori speranze.

A neanche un mese dal primo gennaio sono caduta. Male, molto male.
Mi sono fratturata una vertebra in un modo piuttosto brutto, ma la fortuna ha voluto che le mie gambe continuassero ad andare per il mondo. Continua a leggere